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Primo giorno di ritorno al caffè al banco. Ecco com’è andata a Firenze

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Tanto tempo, troppo. Il ritorno del caffè al bar emoziona anche a Firenze. I troppi mesi di take away, lockdown, zone rosse e zone arancioni hanno però lasciato il segno.

Un buio di oltre sette mesi che lascia ancora molti fiorentini timorosamente fuori dalla porta dei locali o tutt'al più gli fa accomodore ai tavoli all'aperto.
Al bancone a far tintinnare le ceramiche e roteare i cucchiani nelle tazzine del caffè sono però davvero pochi. Complice l'area da ponte di questo strano martedì che precede la festa della Repubblica ma tant'è.
Facciamo un giro all'interno di un paio di locali di una nota strada fiorentina ed è il deserto. Come se oggi non ci fosse stata questa pseudo "bomba libera tutti". 

Quando vediamo due amiche sedute a un tavolino a fare merenda non esitiamo a sentire il loro umore. "E' strano essere qui" affermano. "Siamo un po' frastornate, ma ci pare un buon auspicio".

Fuori nel dehor è quasi l'ora dell'aperitivo quando due eleganti ragazze confabulando fra loro davanti a uno spitz confessano che scelgono il dehor esterno perchè "è stato un po' troppo precipitoso decidere di aprire all'interno".

I baristi confermano che c'è timore, molti sono felici ma maggiori sono quelli, forse ormai per abitudine, che si accomodano solo ai tavoli sterni. 
Felice e l'anziana signora cliente fissa del locale ammette che davanti al suo caffè fumante sorride dicendo "tornare a bere il caffè dentro il bar davvero una bella notizia" e gli fa eco un'altra signora che con gli occhi lucidi davanti al suo primo cappuccino al bancone dopo sette mesi si confessa commossa. "E' bello, quasi non ci speravo più, prendiamolo come segnalare positivo per il futuro".
Sorrisi, abbronzatura e saggezza anche da parte del cliente abituale Simone che conferma "oggi è una bekla giornata. Ne sentivamo tutti bisogno di tornare a vivere i locali. Loro sono molto carini ma fuori era proprio un surrogato. Ne avevamo bisogno davvero tutti di questo primo ritorno alla normalità. La speranza è che duti e non succeda come la volta scorsa."

 

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